Giuliano Ladolfi Editore
Nuda (ISBN: 978-88-6644-654-5)
Prezzo: EUR 10,00
Collana: Perle poesia
Anno di Edizione: 2022
Caratteristiche: 56 pagine
Ho visto ardere la vita
Prologo di Luis Alberto de Cuenca
Edizione bilingue (spagnolo e italiano)
Cura, epilogo e traduzione di Marcela Filippi Plaza
in copertina: particolare del grande affresco dionisiaco
della Villa dei Misteri, Pompei (Napoli)
con il contributo del fotografo argentino Jorge Blanco
Prezzo: 14 €
Collana SolMar
TALOS EDIZIONI
© Copyright 2021
Un estratto dal prologo
Nel 1941 Agustín de Foxá, Conte di Foxá, pubblicò un breve e bellissimo libro di versi intitolato Poemas a Italia. La prima edizione costituisce oggi una rarità difficile da trovare. Ottant'anni dopo, un poeta estremegno nato a Cáceres nel 1955, Santos Domínguez Ramos, pubblica in Italia un'edizione bilingue di quattordici splendide poesie, per lo più ecfrastiche, intitolate Ho visto ardere la vita, che, in una stupenda traduzione di Marcela Filippi, rende il suo particolare tributo di ammirazione alla cultura del luogo.
Un luogo dove, tra l'altro, si è prodotta la cosiddetta «sindrome di Stendhal», che è un po' come sentirsi storditi, colpiti e sopraffatti dinanzi a tanto accumulo di bellezza. Com'è accaduto all'autore de La Certosa di Parma quando stava visitando, nel 1817, la Basilica di Santa Croce a Firenze (ma gli sarebbe potuto accadere dinanzi a qualsiasi altro monumento italiano, poiché la bellezza non manca nel paese di Dante e di Petrarca, di D'Annunzio e di Marinetti).
Luis Alberto Cuenca
Un estratto dal poema
MATERIALE INFIAMMABILE
(visione del Caravaggio)
Qualcuno sorregge un faro di luce calda e rossa
sui figuranti. Sullo sfondo fluttua una tela
e pende il velluto sopra il sangue freddo
che accende il panno di lino bianco incandescente.
Con disprezzo per le statue e attenzione per gli uomini,
nelle cripte segrete ho visto ardere la vita
il bronzo, il filtro, il palpito
venereo dei falli
e un enigma di fonti e frutti incisi.
Né invenzione né decoro. Nelle ore blu
ho frequentato le acide taverne del desiderio,
il lupanare infetto dove la carne afferma
la sua furia inoculata nelle bocche fruttate,
nelle lascive uve, negli inguini plebei.
La dura luce diventa fredda nel cielo di stagno
ed è un teatro di ombre, è la fine del palpito
che vacilla nelle lampade di una camera oscura
dove una tenda doma la sua geometria sferzante.
Perché nasce dal tempo e torna alla certezza
indigente di un corpo assoggettato in un lampo
e ci sono gesti contenuti, amari incipienti
e smorfie sorprese dal dolore mendico.
ISBN: 9788804721673
pagine 336
Prezzo: € 22,00
In vendita dal 23 giugno 2020
A lezione di scrittura con Giuseppe Pontiggia
Quanto all’annoso quesito, se scrittori si nasce o si diventa, risponderò che linguisticamente è privo di senso. Non ho mai conosciuto nessuno che sia «nato» scrittore. Ho conosciuto alcuni che lo sono diventati dopo un tirocinio molto duro, fatto di tentativi, scacchi, fallimenti, provvisorie esultanze e ricorrenti depressioni. Preziosi anche i collaudi da parte di lettori attendibili, cioè severi e impazienti, consci che stiamo sottraendo loro il bene più prezioso, il tempo, e che stiamo chiedendo la risposta più difficile, quella sincera.
Trentasette lezioni sul senso di scrivere e leggere
Dopo l'Inferno, arriva in libreria il Purgatorio: la seconda cantica della Commedia di Dante commentata da Franco Nembrini e illustrata da Gabriele Dell'Otto
Un progetto che è anche un sogno, un viaggio tra parola e immagine
La madre
Mostro con forza i segni di quella che chiamano debolezza
in una ciocca bianca di capelli sul viso
Sono fiera di invecchiare,
non bramo una giovinezza passata:
mi onora avere vissuto
A mia madre non piace,
si rammarica nel vedermi canuta:
le ricorda i suoi anni
come uno specchio spietatamente sincero
Il gioco di psiche è riuscito una volta di più
e lei non vuole
non può
entrare nello specchio
Rimedi
Mi fermo nel punto che conosci:
tra la violazione di me e il desiderio
di rimediare a tutti i nostri mali.
Parlano lingue esatte queste ferite,
ma sono mute alla crudezza della terra.
Tienile un poco con te,
come si fa con i gatti randagi
nei giorni di pioggia.
Una alla volta le vorrei richiamareda
dove non so. Prenderle dal vento
o dall’ultimo raggio chino dentro una serratura.
Solo un’impressione
di quelle vite passate. Richiamarle
dall’odore della polvere o dal riflesso
di una galassia nella pozzanghera
per una giusta attenzione
un disturbo consentito.
Di là, forse, il dispetto
come per un numero sgradito sul cellulare.
Sono loro, a volte, che cambianocanale, che muovono le parabolesui tetti, i padiglioni auricolaridei palazzi. È cosí che mandanosegnali dentro le cucine, nei salotti.Pare siano soprattutto gli aquilotti:dall'alto, con gli artigli e con le ali,decidono dove guardano gli umani.