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Come ordinare una biblioteca
Piccola Biblioteca Adelphi, 750
Adelphi

2020, pp. 127
isbn: 9788845934902

€ 14,00  - 5% € 13,30



ESTRATTO
  

RISVOLTO

Chi prova a dare un ordine ai propri libri deve al tempo stesso riconoscere e modificare una buona parte del suo paesaggio mentale. Impresa delicata, piena di sorprese e di scoperte, priva di soluzione. Molti l’hanno sperimentata, dal dotto seicentesco Gabriel Naudé ad Aby Warburg. Qui se ne raccontano vari episodi, mescolati a frammenti di una autobiografia involontaria. A cui fanno seguito un profilo del breve momento in cui certe riviste, fra 1920 e 1940, operavano come impollinatrici della letteratura e una cronaca dell’emblematica nascita della recensione, quando Madame de Sablé si trovò nella improba situazione di dar conto pubblicamente delle Massime del suo caro e suscettibile amico La Rochefoucauld. Finché il tema del dare ordine riappare alla fine, questa volta applicato alle librerie di oggi, per le quali è una questione vitale, che si pone ogni giorno.
L'albero intricato
Traduzione di Milena Zemira Ciccimarra
La collana dei casi, 135

Adelphi

2020, pp. 536, 18 ill.
isbn: 9788845934803

€ 26,00 -5% € 24,70



IN COPERTINA
Anna P. Cabrera & Angel Albarrán, 
The Mouth of Krishna, #603 (2017).
albarrán cabrera

ESTRATTO


RISVOLTO

A guidare la mano di Darwin mentre nel 1837 tracciava in un taccuino il primo schizzo del suo «albero della vita» c’era l’idea della discendenza delle specie da un antenato comune. Idea audace, che andava contro il dogma creazionista e stabiliva una continuità tra gli esseri umani e creature ben più primitive nella scala della natura. Da allora l’albero filogenetico, nelle sue molteplici incarnazioni, non ha fatto che espandersi, incontrando tuttavia un limite nell’impossibilità di esplorare adeguatamente il vasto mondo degli organismi microscopici. Negli anni Settanta, grazie al suo lavoro su batteri e archei con tecniche avanzate di filogenetica molecolare, Carl Woese ha mostrato che l’albero della vita è più intricato di quanto si immaginasse, e forse non è neppure un albero. Un dubbio che è divenuto certezza quando si è scoperto che i geni non si spostano solo in senso verticale, da una generazione alla successiva, ma anche lateralmente, e che possono attraversare i confini di specie o passare da un regno a un altro. Noi stessi siamo un mosaico di forme di vita: l’otto per cento del genoma umano consiste infatti di residui di retrovirus che hanno invaso il DNA dei nostri antenati, «l’equivalente genetico di una trasfusione di sangue». E tra i ‘donatori’ ci sono organismi primordiali che dominavano la scena della vita miliardi di anni fa e ora abitano in ciascuno di noi in una simbiosi che solleva interrogativi inquietanti sul concetto stesso di specie e di individuo. Con mano sicura, Quammen ci guida nei meandri della scienza che negli ultimi decenni ha cercato di far luce sul mistero dei rapporti filogenetici fra tutti gli esseri che popolano la Terra, restituendoci una galleria di ritratti – un 'albero di storie' – che rimarrà impressa a lungo nella mente del lettore.
Koh-i-Nur
La storia del diamante più famigerato del mondo
Traduzione di Svevo D’Onofrio

La collana dei casi, 134
Adelphi


2020, pp. 253, 37 ill. b/n e colori
isbn: 9788845934841
€ 22,00 -5% € 20,90





IN COPERTINA
Ritratto di Ahmad Shah Durrani (1722-1772).
 universal history archive/uig/bridgeman images

ESTRATTO


RISVOLTO

Tra le storie più affascinanti di sempre merita senza dubbio un posto quella del Koh-i-Nur, il diamante dal valore stimato «in due giorni e mezzo di cibo per il mondo intero», la gemma portentosa contesa nel corso dei secoli da un numero impressionante di re, conquistatori, principi, razziatori, ladri e imperatori, le cui morti truculente ne alimentarono la fama di pietra maledetta: accecati, avvelenati, torturati, bruciati nell’olio bollente, ‘incoronati’ con il piombo fuso o uccisi dai familiari. Nel riscrivere questa storia, William Dalrymple e Anita Anand la sottraggono alle brume del mito e la ricostruiscono meticolosamente a partire dalle fonti originali (persiane, afghane, urdu, in parte tradotte per la prima volta), offrendoci così un libro non meno rigoroso che avvincente. E mostrandoci, tra l’altro, come la ‘maledizione’ non abbia nulla di soprannaturale, ma sia la concreta manifestazione della cupidigia e della furia omicida che questo gioiello inestimabile ha suscitato, storicamente, in tutti coloro che lo hanno bramato. E quando il Koh-i-Nur trovò in Inghilterra «la sua dimora definitiva», lo seguì il suo ultimo proprietario indiano, Duleep Singh, che nacque sovrano del più potente regno dell’India e morì, abbandonato da tutti, in un hotel di Parigi, mentre la gemma che un tempo aveva fieramente indossato faceva bella mostra di sé sulla corona della regina Vittoria.

Una segreta complicità
Lettere 1933-1983
A cura di Massimo Carloni - Horia Corneliu Cicortaş
La collana dei casi, 132
Adelphi

2019, pp. 299
isbn: 9788845934254

€ 22,00 -5% € 20,90


IN COPERTINA
E.M. Cioran e Mircea Eliade ritratti da Louis Monier (Parigi, 1977; particolare).
 photo by louis monier/gamma-rapho via getty images

ESTRATTO


RISVOLTO

Nella fotografia riprodotta sulla copertina di questo libro, che ritrae Mircea Eliade e Cioran insieme a Parigi, negli anni Settanta, colpisce il contrasto tra le due fisionomie. Un contrasto che sembra rispecchiare la distanza che umanamente e intellettualmente separava i due grandi romeni: il fecondo e ammirato studioso, in grado di maneggiare con scioltezza le concezioni religiose di tutte le culture; e il sulfureo flâneur del pensiero, l’antiaccademico ancorato a poche e lancinanti ossessioni. Da subito, del resto, non erano mancati gli scontri visto che, all’inizio degli anni Trenta, Eliade aveva attaccato Cioran per via della sua tanatologia, che gli faceva prediligere le tenebre e la negazione alla luce e alla creazione; e Cioran, da parte sua, aveva demolito Eliade in un articolo che sin dal titolo aveva tutto il sapore di una sentenza inappellabile: L’uomo senza destino. Ma, dietro le divergenze, si celava anche un’intesa, una complicità che alimentò una fervida, inossidabile amicizia, come testimonia questo volume in cui sono raccolte le lettere che i due si scrissero nell’arco di un cinquantennio, scambiando riflessioni, pareri letterari, impressioni di viaggio, osservazioni politiche, ricordi. Lettere a volte accese da vampate di humour, non senza contraddizioni e paradossi – ma sempre contrassegnate da quella sincerità che spingeva Cioran a confessare: «Benché io provi per te un’infinita e non smentita simpatia, a volte sento il desiderio di attaccarti, senza argomenti, senza prove e senza idee. Ogniqualvolta ho avuto l’occasione di scrivere qualcosa contro di te, il mio affetto è aumentato».