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 A lezione dagli antichi

Mondadori


ISBN: 9788804721673
pagine 336
Prezzo: € 22,00
In vendita dal 23 giugno 2020



A ogni generazione spetta il compito di reinventare i classici. Ogni generazione deve assumersi la responsabilità di questa reinvenzione, cioè di attingere dal passato qualcosa che permetta di decifrare il presente,  che consenta di cogliere, sotto la superficie del flusso inarrestabile degli eventi e delle informazioni, ciò che ci riguarda direttamente, ci chiama in causa. Per farlo è necessario sottrarsi al brusio assordante della modernità e prestare ascolto a quanto hanno ancora da dirci gli antichi, i Greci in particolare.

Perché la tragedia greca, a duemilacinquecento anni di distanza, continua a parlarci con forza, ponendoci di fronte questioni ineludibili: dà voce al dolore e alla sofferenza, racconta i conflitti che lacerano le comunità e squassano i rapporti familiari, ha molto da dirci riguardo alle nostre origini, mette a nudo la precarietà della nostra esistenza. E soprattutto descrive la zona grigia in cui si dispiega l’agire degli uomini, costretti a vivere in un mondo dominato dall’ambiguità e dall’incertezza, dove la ragione spesso si rivela una guida insufficiente a dissolvere l’opacità che li avvolge e le parole non sono altro che un vuoto gioco di prestigio che occulta la verità. Una «terra di mezzo» sospesa tra libertà e necessità, fra autonomia e dipendenza, dove il passato sembra condizionare ogni decisione e il futuro assume le sembianze del fato, cioè di una realtà che pare al di fuori della nostra portata ma che tuttavia ha bisogno di noi per potersi realizzare. La tragedia, quindi, ci rivolge in maniera pressante una domanda cruciale: che cosa dobbiamo fare? Di fronte ai drammi del nostro presente – le guerre, le ingiustizie, la violenza, la povertà – come dobbiamo agire? Qual è il nostro grado di coinvolgimento? Possiamo davvero considerarci non responsabili? Fino a dove può spingersi la nostra inazione o la nostra indifferenza?

A lezione dagli antichi ci invita a trovare una risposta a questi interrogativi, una risposta che è essenzialmente «politica», perché attiene al nostro essere cittadini, parte attiva di una comunità che di fronte ai drammi degli altri non distoglie lo sguardo ma li riconosce come propri. Non è un caso, infatti, se la tragedia è nata nell’Atene democratica del V secolo a.C., se in essa «la città si fa teatro» e si mette in scena. Se vogliamo capire chi siamo, se vogliamo scoprire quale ruolo possiamo svolgere nel mondo, allora dobbiamo tornare al palcoscenico della vita che i tragici greci hanno allestito per noi.
       

SIMON CRITCHLEY è professore di filosofia presso la New School for Social Research di New York. Si è occupato di storia della filosofia, di teoria politica e di letteratura, dedicando, fra gli altri, saggi e articoli al pensiero di Derrida, Lévinas e Heidegger. Collabora con il «New York Times».

Per scrivere bene imparate a nuotare
Mondadori


A cura e con postfazione di Cristiana De Santis. Introduzione di Paolo Di Paolo

«Quello non lo insegno.» Così rispondeva Giuseppe Pontiggia a chi gli chiedeva come diventare scrittore. Non basta infatti avere l’attitudine, la volontà, l’ambizione. Come per il nuoto, si possono però ottenere buoni risultati impadronendosi della tecnica, osservando i modelli, allenandosi duramente.

Per scrivere «bene» (con stile) bisogna prima liberarsi da una serie di pregiudizi: che scrittori si nasca, che il talento e l’ispirazione contino più di un severo apprendistato, che un testo letterario (e in generale un testo efficace) nasca già perfetto anziché perfettibile.

Di questo era convinto Pontiggia quando, nel 1985, inaugurava la prima scuola di scrittura in Italia. Una scuola in cui si imparava innanzitutto a leggere. Leggere in senso forte, cominciando dai classici, in un «corpo a corpo» con il testo pensato per affinare la capacità di giudizio e scoprire insieme le potenzialità e i limiti delle proprie risorse espressive. Ma soprattutto per lasciarsi emozionare dalle parole, per esplorarne le stratificazioni, per imparare a usarle in modo responsabile.

Scrivere, per Pontiggia, non è trascrivere le proprie esperienze, sensazioni o memorie, ma andare incontro all’inatteso che sorprende, al nuovo che disorienta: pronti a tornare indietro, e a riscrivere se necessario, per dire nel modo migliore quanto si va scoprendo attraverso il linguaggio. Perché la scrittura è un viaggio che non si lascia pianificare, ma anche il risultato di un lavoro paziente, fatto di un rapporto concreto con il testo, in tutto simile a quello dell’artigiano all’opera nel suo laboratorio. Un laboratorio che Pontiggia ha allestito per anni durante i suoi incontri settimanali al Teatro Verdi di Milano, dialogando con un pubblico eterogeneo (studenti, professionisti, aspiranti scrittori).

Le sue lezioni, pubblicate a metà degli anni Novanta su due riviste («Wimbledon» e «Sette»), sono ora raccolte in un unico volume. Trentatré conversazioni in cui l’autore, in forma di intervista, affronta i molteplici aspetti della scrittura «espressiva», a cui si aggiungono altre quattro lezioni, «per addetti ai lavori ma non solo», in cui la riflessione sulla scrittura diventa essa stessa un alto esempio di scrittura saggistica, ricca di aforismi e battute fulminanti; dove il confronto con i classici, ancora una volta, ci introduce nella biblioteca e nell’officina dello scrittore, pronti a carpirne i segreti.

    
Genere: Poesie e Critica letteraria
ISBN: 9788804723561
204 pagine
Prezzo: € 19,00
Cartaceo
In vendita dal 25 febbraio 2020

Recensioni

«L'attenzione alle parole, alla loro capacità di rivestire esperienze nuove rivelando aspetti sconosciuti e significati imprevedibili è il punto su cui battono queste lezioni. La differenza tra artificio e tecnica è fondamentale. Come suggerisce il titolo del volume, scrivere non è affatto spontaneo, al pari di nuotare. Chi non ha imparato l'arte del nuoto, scrive Pontiggia, compie una serie di movimenti disordinati che provocano l'annegamento. «Allo stesso modo il linguaggio disordinato si ritorce su chi non sa rielaborarlo».

Cristina Taglietti, La Lettura del Corriere della Sera

«Pontiggia pensa a una "lettura profonda" con la comprensione del contenuto e insieme gli aspetti formali del testo. Leggendo meglio, dice bene Paolo di Paolo, si può sperare di fare passi più sicuri verso la scrittura. Ma quanto diventa difficile oggi, nel mondo digitale che rende oscillanti e volatili tante forme di lettura e ne trasforma altre, incessantemente».

Renato Minore, Il Messaggero



Giuseppe Pontiggia (1934-2003) ha esordito nella redazione della rivista «il Verri» che ha pubblicato, nel 1959, il romanzo breve La morte in banca. Consulente editoriale, editorialista, scrittore, dopo il romanzo sperimentale L'arte della fuga (1968), si è affermato con Il giocatore invisibile (1978), cui è seguito Il raggio d'ombra (1983). A raccolte di saggi di brillante scrittura - Il giardino delle Esperidi (1984), Le sabbie immobili (1991), L'isola volante (1996), I contemporanei del futuro (1998), Prima persona (2002) - ha alternato successi nella narrativa: La grande sera (1989, premio Strega), Vite di uomini non illustri (1993, premio SuperFlaiano), Nati due volte (2000, premio SuperCampiello e Pen Club).



A lezione di scrittura con Giuseppe Pontiggia


Quanto all’annoso quesito, se scrittori si nasce o si diventa, risponderò che linguisticamente è privo di senso. Non ho mai conosciuto nessuno che sia «nato» scrittore. Ho conosciuto alcuni che lo sono diventati dopo un tirocinio molto duro, fatto di tentativi, scacchi, fallimenti, provvisorie esultanze e ricorrenti depressioni. Preziosi anche i collaudi da parte di lettori attendibili, cioè severi e impazienti, consci che stiamo sottraendo loro il bene più prezioso, il tempo, e che stiamo chiedendo la risposta più difficile, quella sincera.


Scrivere è come nuotare:
parola di Giuseppe Pontiggia


Come si diventa scrittori?

Giuseppe Pontiggia, che scrittore lo era, aveva diverse risposte per questa domanda.

Ma una è che sicuramente nessuno lo è dalla nascita. Scrivere è un esercizio che si estende nel tempo, spesso nell'arco di una vita intera, e che è fatto di costante ricerca, paziente affinamento delle proprie capacità, ascolto, lettura del mondo.

Fine intellettuale, illuminista della parola, Pontiggia - a cui si deve l'apertura della prima scuola di scrittura italiana nel 1985 - scrisse romanzi, articoli e saggi, alcuni dei quali dedicati proprio alla scrittura. In questi interventi affrontava il tema con l'approccio del ricercatore e dell'esploratore, perché lui stesso, come scrittore, si considerava sempre in viaggio.

Ed è un viaggio di cui si conosce l'inizio, ma mai la meta ultima.

Le sue lezioni di scrittura, pubblicate a metà degli anni Novanta su due riviste (Wimbledon e Sette), vengono ora raccolte in un unico volume dal titolo Per scrivere bene imparate a nuotare a cura di Cristiana De Santis, docente di Linguistica italiana all'Università di Bologna.
Trentasette lezioni sul senso di scrivere e leggere


Nelle lezioni Giuseppe Pontiggia spiega la propria visione del linguaggio come realtà plastica, una materia che si impara a maneggiare nel tempo, responsabilmente.

Scrivere è prima di tutto consapevolezza dei propri strumenti: come avviene per un artigiano che lavora nel suo laboratorio, si devono conoscere i ferri del mestiere e si deve imparare come usarli. Senza questa coscienza ci si trova come colui che non sa nuotare e che muove braccia e gambe in modo convulso e inconsapevole, non riuscendo a stare a galla.

Dal libro emergono tutte le anime di Pontiggia: lo scrittore, il docente, il redattore, il bibliomane, il conversatore, l'uomo abituato a farsi domande.

Spesso e volentieri, intervistato, risponde "Non lo so" ma poi aggiunge "Non insegno regole, scelgo esempi". Come fanno i veri maestri.

Pontiggia ci insegna, con la teoria letteraria e con il suo esempio diretto, che lo scrittore è la somma di infinite componenti, che per diventarlo davvero dovrà liberarsi dai giudizi e dai pregiudizi, dovrà sfidare le convenzioni e sviluppare un occhio tutto suo, più limpido e chiaro. Dovrà avere il cauto coraggio di chi vede gli ostacoli in lontananza, ma li affronta con coscienza di sé e del mondo. Dovrà liberarsi dalle illusioni senza perdere la fantasia e passare probabilmente per tentativi, scacchi e fallimenti. Ma è solo attraverso la scrittura che vivrà una vita più piena.


Linguaggio, scrittura e lettura si riflettono a vicenda in una continua dialettica e le lezioni sono un utile strumento per capire cosa leggesse Pontiggia.

Un indizio si era già ritrovato in opere come L'isola volante, una raccolta di "Appunti di viaggio”, di divagazioni e perlustrazioni nell’universo dei massimi scrittori del Novecento.

Per usare le parole di Paolo Di Paolo, che firma l'introduzione alla nuova raccolta: 

Piccole dosi di Proust e di Kraus, domande di Rilke e risposte di Braque, pillole di Seneca e di Manzoni, aforismi di La Rochefoucauld e intuizioni di Swift o di Virginia Woolf. Sposta avanti e indietro il cursore sulla linea del tempo, Kafka e Dante si incontrano e si danno la mano, convinti entrambi – come Pontiggia – che scrittori non si nasce.

Il libro condensa una doppia riflessione sull'atto dello scrivere e sui suoi significati.
Tra le righe si leggono anche i richiami alla storia personale e alla produzione di Giuseppe Pontiggia:

- l'amore per i classici, di cui si nutre tutto il suo pensiero, raccontato negli interventi di I classici in prima persona;

- la tensione al racconto della vita, memorabile nella sua ordinarietà, che si ritrova in Vite di uomini non illustri; 

- la sapiente arte di costruire trame che ci aiutino a trovare il senso dell'essere umani come ne L'arte della fuga; 

- la disincantata ironia di un uomo che ha imparato a leggere cosa si cela sotto le cose del mondo.
La stessa ironia brillante de Le sabbie immobili, libro che raccoglie detti, aforismi, definizioni, brevissimi che offrono un ritratto feroce e graffiante della società italiana di fine Novecento. 
Purgatorio
Mondadori


Commento di Franco Nembrini
Illustrazioni di Gabriele Dell’Otto 
Con la splendida introduzione di Alessandro D’Avenia.

Ancora una volta, Franco Nembrini trova le parole più semplici e toccanti per avvicinarci al testo di Dante e farci sentire quanto esso abbia a che fare con la nostra quotidianità. “Il Purgatorio” racconta Nembrini «è la cantica del cambiamento. Si comincia in un modo e si finisce in un altro. Come nella vita di ogni giorno. Dante ci fa capire che il problema non è cadere, ma rialzarsi, afferrare la mano che ogni volta ci viene offerta».

Ad accompagnare il testo di Dante e l’eccezionale commento di Nembrini ci sono le illustrazioni di Gabriele Dell’Otto, che compie un’impresa titanica e trova una cifra unica ed emozionante nel tratto e nelle scelte cromatiche, contribuendo a rendere concreta per i lettori l’esperienza di Dante.

  
Genere: Narrativa Contemporanea
ISBN: 9788804709671
800 pagine
Prezzo: € 28,00
Cartaceo
In vendita dal 12 maggio 2020



Franco Nembrini nasce a Trescore Balneario (BG) nel 1955. Durante gli studi universitari inizia a insegnare religione, nel 1982 si laurea e diventa insegnante di letteratura nelle scuole superiori. Dopo aver lasciato La Traccia, la scuola partitaria che ha fondato insieme ad un gruppo di genitori nel 1984, oggi gira il mondo a parlare a chiunque lo inviti di Dante, educazione e delle altre sue passioni letterarie. Tutti i suoi libri (Dante poeta del desiderio, 3 voll. Itacalibri 2011-13; Di padre in figlio, Ares 2011, Miguel Manara, Centocanti 2014; In cammino con Dante, Garzanti 2017) hanno origine da questi mille incontri, e negli ultimi anni dalla fortunata collaborazione con Tv2000.

Gabriele Dell'Otto (Roma 1973) è considerato uno dei più importanti disegnatori di fumetti del mondo. Stabile la sua collaborazione con Marvel e DC, ha disegnato tavole e copertine con tutti i più noti supereroi, da Batman a Spiderman. Al Lucca Comics ogni anno migliaia di fan si affollano al suo stand per avere una sua tavola autografata.



Dopo l'Inferno, arriva in libreria il Purgatorio: la seconda cantica della Commedia di Dante commentata da Franco Nembrini e illustrata da Gabriele Dell'Otto



"Ridare Dante alle persone, così come Dante aveva pensato di arrivare alle persone": così Alessandro D'Avenia racconta Purgatorio, il secondo volume del grandioso progetto editoriale della Commedia commentata da Franco Nembrini e illustrata da Gabriele Dell'Otto, mentre stringe il libro fresco di stampa tra le mani.

D'Avenia che, dopo quella dell'Inferno, ha firmato anche l'introduzione del nuovo Purgatorio, richiama così subito l'attenzione su un punto fondamentale di quest'opera: la sua anima corale.

La parola di Dante Alighieri rivive in questi volumi grazie allo straordinario lavoro di professionisti che gli hanno dato una nuova espressione, ed è viva anche nell'anima di tutti i lettori, attraversando il tempo senza mai invecchiare e senza perdere intensità.

Nell'anno in cui l'Italia ha festeggiato il suo primo DanteDì, la giornata nazionale dedicata al Sommo Poeta, riabbracciamo così il suo canto universale perché "Dante è l'unità del Paese, Dante è la lingua italiana, Dante è l'idea stessa di Italia”, per usare le parole del Ministro Dario Franceschini.
Un personaggio dai mille volti: filosofo, uomo di partito e di corte, padre di famiglia, poeta che è stato capace di raccontarci l'animo umano. 


Un progetto che è anche un sogno, un viaggio tra parola e immagine


Franco Nembrini da anni tiene per l’Italia un ciclo di lezioni su Dante e la Commedia. Alla fine di uno di questi incontri, a Roma, Nembrini è stato avvicinato da un ragazzo che gli ha confessato che le sue parole gli avevano cambiato la vita. Questo ragazzo era Gabriele Dell’Otto, uno dei più importanti disegnatori del mondo, artista di punta delle due grandi casi editrici americane di supereroi, Marvel e DC. È nato così il loro progetto - un po' folle - della Divina Commedia che è anche un sogno: rivestire l'opera di Dante per restituirla ai lettori di ogni età. 

Ogni canto dei loro volumi ha un’introduzione alla lettura scritta da Nembrini, il testo originale di Dante con, a fronte, una parafrasi in italiano contemporaneo, e una riproduzione delle tavole di Gabriele Dell’Otto che illustrano il contenuto del canto.

Nembrini trova le parole più semplici e toccanti per avvicinarci al testo di Dante e farci sentire quanto esso abbia a che fare con la nostra quotidianità.

Gabriele Dell’Otto trova una cifra unica ed emozionante nel tratto e nelle scelte cromatiche, contribuendo a rendere concreta, quasi materica, per i lettori l’esperienza del viaggio dantesco. 

Intensa la progressione dalla prima alla seconda cantica: dall’Inferno, quella della fissità assoluta e del male reso eterno, al Purgatorio, la cantica del movimento e della vita. 
Baci da Polignano
Mondadori


Ninella e don Mimì si sono sempre amati, anche se le loro vite hanno preso da molto tempo strade diverse. Da giovani le loro famiglie si erano opposte al matrimonio, a sposarsi invece sono stati i rispettivi figli Chiara e Damiano.

Gli anni passano e davanti a don Mimì Ninella resta sempre una ragazzina. L’arrivo di una nipotina, anziché avvicinarli, sembra averli allontanati ancora di più, anche perché Matilde, l’acida moglie di don Mimì, fa di tutto per essere la nonna preferita, viziando a dismisura quella che tutti chiamano semplicemente “la bambina”.

La situazione cambia all’improvviso quando Matilde perde la testa per Pasqualino, il tuttofare di famiglia. Mimì decide così di andare a vivere da solo nel centro storico di Polignano: è la sua grande occasione per ritrovare Ninella, che però da qualche tempo ha accettato la corte di un architetto milanese.

Con più di cento anni in due, Ninella e Mimì riprendono una schermaglia amorosa dall’esito incerto, tra dubbi, zucchine alla poverella e fughe al supermercato.

Intorno a loro, irresistibili personaggi in cerca di guai: Chiara e Damiano e la loro figlia che li comanda a bacchetta; Orlando e la sua “finta” fidanzata Daniela; Nancy e il sogno di diventare la prima influencer polignanese; la zia Dora, che corre dal “suo” Veneto per riscattare l’eredità contesa di un trullo.

Dopo Io che amo solo te e La cena di Natale, Luca Bianchini torna a raccontare la “storia infinita” tanto amata dai suoi lettori. Tra panzerotti e lacrime, viaggi a Mykonos e tuffi all’alba, i suoi protagonisti pugliesi continuano a sbagliare senza imparare mai niente – ma questo è il bello dell’amore – sotto il cielo di una Polignano che ha sempre una luce unica e inimitabile.


Genere: Narrativa Contemporanea
ISBN: 9788804722366
240 pagine
Prezzo: € 18,00
Cartaceo

In vendita dal 26 maggio 2020



Luca Bianchini è nato a Torino l'11 febbraio 1970 e ama cucinare mentre scrive. Con Mondadori ha pubblicato i romanzi Instant love (2003), Ti seguo ogni notte (2004), la biografia di Eros Ramazzotti, Eros - Lo giuro (2005), Se domani farà bel tempo (2007), Siamo solo amici (2011), Io che amo solo te e La cena di Natale di Io che amo solo te (2013) - da cui sono stati tratti due film di grande successo -, Dimmi che credi al destino (2015), Nessuno come noi (2017), portato l'anno successivo sul grande schermo, e So che un giorno tornerai (2018). È una delle voci di Mangiafuoco su Rai Radio 1.

Tutte le poesie
Mondadori

Se, come ha scritto Leonardo Sinisgalli, «il poeta è autore di un unico libro che comincia con la prima poesia e finisce con l’ultima», se «non c’è uno stacco tra un libro e il successivo», e se «i titoli delle raccolte sono come i nomi delle contrade di una stessa mappa», allora questo volume è un vero e proprio “atlante” della sua produzione in versi. Comprende infatti tutte le poesie da lui pubblicate in vita sia in raccolte sia in plaquette, a partire dalla “preistorica” Cuore, che si ristampa per la prima volta dal 1927.

In questi testi – che per il poeta costituiscono la risposta a una profonda crisi della poesia, della cultura, della società – è profuso un intenso amore per la vita, un francescano senso di fratellanza con il creato che sfocia in un’etica, e un’estetica, precocemente ecologica. Mai dimentico della propria formazione scientifica, Sinisgalli assegna al poeta il compito di esercitare il ricordo e il sentimento, ma anche la più profonda comprensione dei fenomeni, che conduce alla facoltà anticipatrice del poeta-indovino. Autentico “designer” della letteratura, raffinato creatore di una poesia “senza chiodi”, Sinisgalli anima i suoi versi, non meno delle prose, di quell’ineguagliabile sincretismo intellettuale che, unendo canto e parlato, natura e tecnologia, fa di lui un protagonista di estrema attualità della cultura italiana.




Collana: Moderni
ISBN: 9788804722984
540 pagine
Prezzo: € 24,00

In vendita dal 3 marzo 2020
Recensioni

«È forse il suo periodo migliore: il verso prende corpo e si allunga, l'elegia viene temperata dalla responsabilità e dal senso delle cose («ora forse i miei compagni ermetici mi vorranno male», scrive). Quindi, ancora, ha vissuto come tanti il declino delle speranze condivise, dei sogni di miglioramento individuale e comunitario. Le sue poesie da ultimo si fanno brevissime (sono le cosiddette laminette), insieme minimali ed epigrammatiche, antipoetiche e aforistiche, tra lampi di saggezza e il buio tutt'attorno».

Roberto Galaverni, La Lettura del Corriere della Sera

«L'energia di Sinisgalli è sì visiva e tattile ma è fatta di aria capovolta, che fissa l'immagine in una sproporzione che diviene «coscienza dello spazio terrestre» (Giuseppe Pontiggia), come afferma Augusto Ficele: «Sinisgalli sarà perpetuamente turbato dal fissare una grammatica speciale all'interno di capsule a cui sfuggiranno quei transiti celesti, quelle piume invisibili che irrobustiscono il cielo. Mobilita tutte le sue forze cognitive, non smette mai di indagare il vuoto, di tracciare tutte le possibili spirali del sapere, e se la matematica non si stanca di fabbricare ipotesi, la poesia scopre ciò che non esiste».

Andrea Galgano, Il Mattino di Foggia


Leonardo Sinisgalli. Montemurro, Potenza, 1908 - Roma 1981. Laureato in ingegneria, fu poeta, narratore, saggista, critico d'arte, traduttore, art director, autore di documentari e programmi radiofonici, disegnatore. Fondò importanti house organ e fu responsabile della pubblicità per i maggiori gruppi industriali dell'Italia del miracolo economico, dalla Olivetti all'Alfa Romeo, passando per Pirelli, Finmeccanica, Eni e Alitalia.